Perché per Strasburgo la Legge 40 è incoerente

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha bocciato un articolo della legge italiana sulla fecondazione assistita. La censura alla legge 40 è arrivata in seguito al ricorso presentato contro il divieto di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni da una coppia italiana fertile ma portatrice sana di fibrosi cistica. Il collegio di Strasburgo, composto da 7 magistrati, ha condannato lo stato italiano al risarcimento dei danni morali alla coppia per una somma di 15 mila euro e al pagamento delle spese legali per un importo di 2.500 euro.
28 AGO 12
Ultimo aggiornamento: 20:02 | 3 AGO 20
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La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha bocciato un articolo della legge italiana sulla fecondazione assistita. La censura alla legge 40 è arrivata in seguito al ricorso presentato contro il divieto di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni da una coppia italiana fertile ma portatrice sana di fibrosi cistica. Il collegio di Strasburgo, composto da 7 magistrati, ha condannato lo stato italiano al risarcimento dei danni morali alla coppia per una somma di 15 mila euro e al pagamento delle spese legali per un importo di 2.500 euro. Quest'ultima somma si riferisce alla violazione del diritto al rispetto per la vita privata e familiare della coppia italiana che ha presentato il ricorso.
I due aspiranti genitori, Rosetta Costa e Walter Pavan di Roma, si erano rivolti alla Corte di Strasburgo ritenendo il divieto della legge 40 in contrasto con quanto previsto dall'articolo 8 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo.
I due avevano scoperto di essere portatori sani di fibrosi cistica nel 2006, a seguito della nascita della loro prima figlia, affetta dalla malattia. Nel 2010, Costa e Pavan affrontarono una seconda gravidanza che tuttavia non fu portata a termine a causa della diagnosi prenatale dalla quale risultava la positività del feto alla malattia.
E' proprio dal 2010 che la coppia si batte per avere un figlio chiedendo di sottoporre gli embrioni ottenuti dalla fecondazione assistita allo screening preimpianto. La legge 40 però vieta l'analisi di embrioni finalizzata ad impiantare nella donna soltanto quelli sani. Analisi che viene tuttavia concessa alle coppie in cui l'uomo sia portatore di una malattia sessualmente trasmissibile come l'Hiv o l'epatite B e C, per evitare che il feto ne sia contagiato.
La decisione presa oggi della Corte europea avrà il valore della definitività soltanto se nei prossimi tre mesi nessuna delle parti presenterà un ricorso per la revisione della sentenza del collegio.